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Mi chiamo Clara e credo nell'amore

Mi chiamo Clara, ho 15 anni e credo nell'amore vero, nella costante tempo coincidenza che può legare due persone.
Frequento la seconda superiore e ho tantissime amiche che mi riempiono il cuore di gioia, insieme ci divertiamo e parliamo sempre di tutte le cazzate che si sa, a questa età fanno parte del nostro bagaglio... Non so ancora cosa significhi essere innamorati però da tempo ho questo amico che mi fa il filo, mi chiama, mi scrive la buonanotte, mi chiede come sto, si interessa della mia vita, è geloso se qualche amico mi scrive un complimento, ogni due ore mi manda un messaggino e mi chiede dove sono e cosa sto facendo... Pazzesco vero? Proprio io, bruttina, grassottella con ancora i brufoli in faccia, ancora non mi sembra vero!

Mi chiamo Clara, ho 15 anni e credo nell'amore vero, nei sentimenti coltivati sul nascere! Lui mi ama, lo so! So che gli piaccio, lo percepisco da come mi guarda, da come si interessa costantemente di quello che faccio e so che presto mi bacerà.…

Le scarpe di tela

Mi chiamo Martina Pentasuglia e sono una cacciatrice di ispirazioni. 
Ho questo ricordo dell’infanzia legato a delle scarpe di tela nere con della frutta colorata disegnata comprate in un negozio bellissimo della provincia di Milano. 
Che belle quelle scarpe e come ero orgogliosa di averle!
“Grazie mamma, grazie papà, sono bellissime!”
Agli altri però… mi sa che non piacevano molto, non erano di moda, ma mi piacevano così tanto…
Non ho smesso di portarle, non l’ho fatto per voi. Un po’ della mia strada l’ho percorsa comunque con quelle scarpe, e l’ho fatto per me. Non per voi.

A voi  “Le scarpe di tela”  
Ti guarderò  quando con le scarpe di tela percorrerai la tua strada.
Quando con la cartella consumata dal tempo e dal colore cercherai conforto.
Ti aiuterò.
Non capirai forse no.
Quando sbatterai la porta dalla rabbia, dalla delusione, io ascolterò di nascosto.
Quando le tue guance avranno inchiostro nero, rossetto consumato e fondotinta sciolto resterò in silenzio.
Lo farò per te.
Q…

Balla finchè balli

Non so come chiamare questa poesia, nostalgia?
Ballare in fondo, è sempre stata una delle mie più grandi passioni, non so perché ma in qualche modo è sempre riuscita a tirar fuori il mio male, il mio bene, la mia bellezza, finezza, sensualità, paura…
Ero molto piccola quando indossai per la prima volta delle scarpette da danza classica, non mi mancava niente, i miei piedi erano perfettamente allineati con quello sport, le mie punte sembrava fossero nate per quello. Solo una cosa non ho mai avuto… Il fisico. Questo dannato corpo che mi porto da sempre dietro, non importava quanto io mangiassi perché i miei fianchi erano sempre qualche centimetro in più del consentito, le mie braccia non erano ossa e il mio viso era tondo, paffuto. “Martina è sempre al centro, è davvero brava! Il suo collo del piede e così naturalmente adatto! Però purtroppo l’esame è andato un po’ così…”, questa frase è stato il mio tormento per gli ultimi anni che mi ero concessa in quella palestra… E in quel teatro,…

Non ho paura

Non ho paura

Io non ho paura,
non ho paura quando mi guardi
dal ciglio della strada
mentre mi mangi con gli occhi.

Io non ho paura,
non ho paura quando mi chiami
con i soprannomi più insignificanti
dalla sedia del bar.

Io non ho paura,
non ho paura quando mi sorridi
quasi a volermi toccare,
sentire.

Io non ho paura,
non ho paura quando ti avvicini così,
così sicuro
e così squallido,
senza dignità.

Io non ho paura,
non ho paura quando mi segui con gli occhi,
quando talvolta mi fissi
quasi a volermi trascinare
dritto a te.

Non ho paura di te

La mia gonna non è un invito
e i miei tacchi non sono una provocazione.

Il mio rossetto non è un “baciami”
e i miei capelli non chiedono carezze,
da chiunque.

Il mio essere donna non è un “sì”

Il mio essere donna non è un “comunque va bene”

Il mio essere donna non è un “sono qui a prescindere”

Il mio essere donna non è una ricerca costante
di te.

Il mio essere donna è essere sin da piccola,
una mamma.

Il mio essere donna è essere sin da piccola,
una…

NANA'. Nel cuor d'una dolce notte buona

Questa poesia è nata grazia alla collaborazione con i poeti Jody Zuliani e Gigi Medolago, un grande grazie.


J.Z. Ancor il campanello suona
ma chi sarà a quest'ora?
ancor cerca di lei gente nuova
nel cuor d' una dolce notte buona.

G.M. Al sùna ol campanèl… amò tùrna
amò tùrna al sùna ol campanèl
… sa pöl sài chi che sarà a s'tura???
amó tùrna, gh'è zét nöa amò a stasìra!!!
forse forse, l'è zèt nöa che la sirca.

J.Z. Ancor i condomini sentono passi e gemiti
e le madri con favella giustificano questo ai figli
quanta gente in una notte, quanti ospiti
quante nuove avventure la dolce Nanà avrà stasera?

G.M. I condomini i sènt per i scale ol tachetì di scarpe,
I sènt süspir e ... scricà de lècc,
I màder i gl'à da d'intend ai s-cècc,
madòi, ma quata zét stassìra,
i sarà i parècc, i sarà amìs chi vé a troàla,
chissà la "Nanà" poarèta che defà che la gavrà!!!


J.Z. Dopo un anno scorazzan con carrozze lussuose
quei che 'l Danubio e  li Carpazi la lor citt…

Quante volte

Quante volte mi sono chiesta il perché
di tante cose.
Quante volte ho cercato risposta
nei silenzi.
Nelle eterne notti.
Quante volte ho sperato in giorni migliori
con tanta ansia,
con tanta tristezza
e amarezza.
Quante volte ho provato ribrezzo
per tutto questo, che non ci appartiene.
La morte,
la paura,
l’angoscia,
i silenzi!
L’indifferenza.
Quante volte ho sperato in una salvezza
della nostra Terra
delle nostre coscienze,
per me
e per noi,
e per voi.
Quante volte ci ho davvero creduto
e quante volte mi sono ricreduta.
Quante volte mi sono chiesta il perché
di tante cose.
Quante volte ho cercato il sole
fra le immense nuvole di pioggia
e tristezza.
Quante volte ho avuto paura
di passeggiare per questa Terra
che è casa mia, nostra
e vostra.
Quante volte ho pregato il cielo,
ho urlato “Basta”!
Quante volte ho pianto
vedendo la mia, la nostra e la vostra casa
così sofferente.
Quante volte ho sperato
senza nemmeno capire in cosa,
solo per poter sperare, ancora
in qualcosa.
Quante volte.

Dove sei?

Dove sei?
Sei forse nei fiori? Fra le canzoni?
Dove sei?
Sei forse fra gli abbracci?
Sei forse fra le pareti silenziose?
Le pareti così silenziose che urlano il tuo nome.
Dove sei?
Sei forse fra i battiti del cuore?
Nell'aria fresca del mattino?
Dove sei?
Sei forse nei sogni? Nelle speranze?
Sei forse nell'inchiostro della mia penna?
Dove sei?
Sei forse la mia ombra?
Sei forse il riflesso del sole?
Sei fra i caminetti, le vecchie scatole impolverate, gli infiniti e minuscoli silenzi?
Dove sei?
Sei fra i cuscini, le coperte calde e il letto disfatto?
Dove sei?
Sei forse nella luce della luna e nel bagliore delle stelle?
Sei forse nei sorrisi, nelle lacrime e fra i respiri?
Dove sei?
Dove sei?
Sei fra i pensieri?
Fra quelli più nascosti e segreti.
Sei forse fra le onde, il fruscio del vento e nella sabbia fra le dita?
Sei nelle cornici impolverate? O nella scatola in cantina?
Sei nell'accendino, nell'orologio, nella collana, nel vuoto?
Dove sei?
Nel brivido?
Nel silenzio…

Amo la vita

Amo questa vita,
amo i suoi colori
i suoi odori
sapori.
Amo le emozioni,
amo le loro sfumature
le loro venature.
Amo l'ansia
e anche la tristezza
quando il sereno arriva,
è bellissimo.
Amo il cielo,
amo l'azzurro suo
che è anche il mio.
Amo le stelle,
mai fu creata decorazione più bella.
Amo i campi di grano
gialli,
coccolati dal sole.
Amo il vento,
i capelli scompigliati
la tua mano che me li tocca.
Amo l'amore,
quello fatto di occhi,
cuori
e mani nelle mani.
Amo l'amore,
quello fatto di "ci sarò",
quello delle canzoni.
Amo la vita,
le sue creature,
la sua immensa bellezza.


Il primo incontro

Fu un attimo.
Lo vidi solo di scorcio
lo vidi come si vede un quadro,
dalla sala accanto.
Ne vidi il sorriso,
le scarpe celesti
gli occhi di chi ragazze ne aveva già viste.
Il volto di chi cuori ne aveva già avuti.
Quello scorcio si fece pian piano magia.
Erano occhi profondi
i suoi
profondi come il mare,
profondi come l'oscurità,
furono il mistero più grande che conobbi.
Le mani erano piccole,
erano mani calde,
di chi carezze
ne sapeva dare.
Non so dire cosa mi spinse a sorridergli
so solo che gli occhi miei
mai videro tale simile bellezza
fino a quel momento.
Non so dire cosa mi spinse a parlargli
so solo che fu un attimo
gli occhi miei, così grigi e gelidi
come il ghiaccio
incrociarono i suoi, così caldi e intensi
come il sole.
Fu un attimo,
poi se ne andò via
come il sole quando scende la notte.
Mai visto dipinto più bello.
Fu un attimo.


Ho sempre scritto

Ho sempre scritto
per sentirmi me stessa.
Ho sempre scritto
perché spesso, non mi esprimo.
Ho sempre scritto
fra le note di Ludovico Einaudi e Carly Comando.
Ho sempre scritto
per creare il mio mondo.
Lontano, dal mondo reale
quello cattivo.
Ho sempre scritto
per fuggire, fuggire da tutto quanto.
Ho sempre scritto
per creare, qualcosa di bello.
Perché credo, ed amo
la bellezza.